COCCIGLIA racconta S.D.U.Q.D. (Storia di un quarantenne depresso)

COCCIGLIA racconta S.D.U.Q.D. (Storia di un quarantenne depresso)

Nel nuovo singolo S.D.U.Q.D. (Storia di un quarantenne depresso), il cantautore COCCIGLIA si addentra con coraggio in tematiche complesse e sfaccettate, affrontando le ombre nascoste dietro i successi e le aspettative sociali. Partendo da una storia reale, l'autore esplora la fragilità e le contraddizioni di chi si trova a fare i conti con un'esistenza apparentemente soddisfacente ma priva di autentica felicità. La scelta di un sound elettronico e incisivo riflette il bisogno di sperimentazione e di evoluzione personale e musicale, confermando un processo creativo che cerca nuove vie espressive. Nell'intervista, l'artista ripercorre le fonti d'ispirazione e i momenti chiave che hanno dato vita a questo progetto, offrendo uno sguardo intimo e sincero sul proprio percorso artistico e umano.
 
 
Il tuo nuovo singolo, S.D.U.Q.D. (storia di un quarantenne depresso), affronta temi complessi in modo diretto e intenso. Cosa ti ha ispirato a scrivere questa storia?
 
La storia di un conoscente. La fatica tangibile nel cercare di restare a galla, la sofferenza negli occhi e nei gesti. Nonostante la realizzazione di tutti gli stereotipi richiesti dalla famiglia e dalla società “lavoro, famiglia, figli”, non era felice. E così ho deciso di scriverci una canzone.
 
 
Nel brano parli di una vita 'stereotipata' e di aspettative tradite. Quanto c'è di autobiografico in questo pezzo?
 
Fortunatamente poco. Sono sempre andato controcorrente, ho scelto quello che mi piaceva e che volevo fare e la mia famiglia, mi ha sempre sostenuto, sia nel lavoro che nelle relazioni.
La parte legata alla depressione invece si, ha toccato anche me. Ci sono stati momenti “ombra” che ho dovuto affrontare, come tutti. Ognuno ha il proprio buio da dover vivere e con cui fare i conti, prima o poi, crescendo impari che anche quelle sono parti essenziali di noi, da accogliere e amare.
 
 
Il tuo sound in S.D.U.Q.D. è decisamente elettronico e incisivo. Cosa ti ha portato verso questa scelta stilistica?
 
L'elettronica è arrivata per caso. Dopo la pandemia, ho iniziato ad arrangiare i miei pezzi da solo. Provando e riprovando, tra synth, drum particolari, synth bass, ho scoperto un mondo infinito, in cui poter trovare qualsiasi suono per ogni emozione.
 
 
 
Qual è stato il processo creativo dietro a questo singolo? Sei partito dalla musica o dal testo?
 
Avevo l'idea di fare un intro parlato, dopo aver ascoltato un brano di Caparezza.
Son partito da un beat, poi ho cercato dei suoni particolari, e piano piano ho creato la melodia. Il testo è arrivato alla fine, anche se già avevo in mente quale storia raccontare.
 
 
 
Parlando del tuo prossimo album, SOLO // CAOS, quali temi e suoni possiamo aspettarci? È un'evoluzione dal tuo primo album?
 
Sì. Tutto un altro mondo. Anche nelle strutture dei pezzi. Ci sono brani che durano un minuto e altri che ne durano quattro. Li chiamo “pezzi pazzi” che ho voluto sperimentare, sempre però con un occhio alle mie origini, al pop, che tanto amo.
Dai diritti civili (Animale sleale / La mia giostra), al rapporto non sano di alcuni genitori con i figli (Mà Pà), fino ad arrivare a “Cloe” canzone dedicata a Cloe Bianco, la professoressa transgender relegata a ruolo di segretaria, ritrovata morta suicida nel suo camper. In “Re Artù” racconto di una notte di sesso con un altro uomo. È un disco dai toni scuri, schietti, senza filtri. È il tempo di essere diretti e incisivi, di prendersi le proprie responsabilità.
 
 
Infine, cosa speri che gli ascoltatori provino o comprendano ascoltando S.D.U.Q.D. (storia di un quarantenne depresso)?
 
Spero che S.D.U.Q.D. li faccia riflettere, faccia porre delle domande sulla propria vita, se l'esistenza che conducono è veramente la vita che hanno scelto o se magari vorrebbero essere altro. Sarebbe per me il successo più grande.
 

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